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Amici Corecco

La Diocesi di Lugano ricorda mons. Corecco nel 25mo dalla morte: una sorprendente contemporaneità

Come ricordare Eugenio Corecco (1931-1.marzo 1995) a 25 anni dalla morte? Davvero difficile: la sua figura poliedrica ha attraversato una delle stagioni più effervescenti della Chiesa moderna. Il tempo che passa sembra mescolare le carte in tavola, confonderle, ma a volte mette in evidenza l’essenziale che emerge dal contesto storico. Che cosa filtra allora da questo tempo – ed è ormai passata un’intera generazione? L’Associazione amici di Eugenio Corecco in questi anni ha contributo a ripercorrere e a mettere in luce le varie sfaccettature della personalità di Eugenio Corecco (amicicorecco.org), fornendo un prezioso lavoro di memoria, nel senso affettivo e storico. La Facoltà di teologia con la collaborazione della Fondazione Eugenio Corecco ha istituto una “Cattedra Eugenio Corecco”.

Si tratta di importanti iniziative poiché a 25 anni dalla morte appare utile una lettura e interpretazione del percorso terreno di Corecco con strumenti storiografici e documentaristici inediti, per poterne cogliere la “contemporaneità” in riferimento ai numerosi quesiti del presente riguardanti la Chiesa, l’essere cristiani, il cammino di fede… Eugenio Corecco è stato capace di leggere il proprio tempo e proporre una visione e un’azione pastorale da cui possiamo ancora attingere. Potrebbe essere utile ripercorrere criticamente gli snodi della sua vocazione al presbiterato e all’episcopato, vissute alla luce del Concilio Vaticano II e in originale sintonia con il magistero di Karol Wojtyla, per mettere in luce e far emergere gli aspetti ancora attuali delle sue riflessioni inerenti la presenza dei cristiani e della Chiesa nel mondo. Un punto questo tanto caro a Corecco, che con sincera e profonda analisi non si stancava di leggere la realtà e tracciare nuove prospettive, partendo da una fede rocciosa e da ferrei principi morali.

Nel momento in cui cadevano le grandi ideologie del Novecento, Corecco era in prima linea nel proporre un’esperienza cristiana autentica e libera da sovrastrutture come risposta alle attese e alle domande, puntando non su una vuota morale ma sulla libertà delle persone alla ricerca di verità e bellezza. L’insistenza con cui Corecco metteva al centro dell’azione pastorale la cura delle persone e non delle strutture, non era già in altre forme la “Chiesa da campo” di Bergoglio? I richiami alle radici della fede e all’essenziale non erano già dei moniti verso l’autoreferenzialità, tanto denunciata da papa Francesco? Non mancano certo le piste su cui riflettere, anche criticamente: in questo momento storico per il Mondo e la Chiesa, un’eredità come quella del vescovo Eugenio merita di essere approfondita e valorizzata.

Mi vengono in mente i suoi occhi luminosi, il suo sguardo che si posava e si fissava nel tuo con una forza disarmante. Questo è ciò che serve ancora oggi, prima di tante parole. Corecco nel 2020 ci può ancora dire molte cose, sta a noi riscoprirle e notarne con stupore la grande attualità.  

Davide De Lorenzi

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